#tempi felici
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#psychopath#happy 2020#cloud chanser#wlw daydream#gorillaz#sanctuary#tempi felici#texture#giaquinto#tumblr draw#harry headers#mod violet#stitch#naples
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#shadows#buy my videos#rinnegan#kris#tempi felici#my angel#witchcraft*#leviathan#oh wonder#xepher wolf#punk rock#creepycore#abrahamhicks
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In attesa di tempi migliori
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Non la pubblicità di Spotify con Mahmood e tuta gold che ci ricorda quello che non avremo mai più di quando eravamo felici e lo sapevamo dei bei tempi dei
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Fin dai tempi del liceo ho cercato di capire cos'e' la felicita'. Cosa la smuove, chi e cosa puo' darcela. Ho passato notti intere a interrogare grandi filosofi, da Aristotele a Epicuro. Sono arrivato a chiedere un aiuto anche ad AlBano felicita'-ta'-ta'ta'.. Poi all'improvviso, dopo anni e anni, arriva uno studio americano a squarciare il velo e mi sbatte in faccia il suo giudizio senza tentennenti: "tu sei un semi-felice".. Azz..e chi sono quelli felici? E gli infelici? Semplice, tutto dipende dal reddito..
Da 100mila dollari in su = Felici
Da 40mila a 90mila= Semi-felici
Tutto cio' che sta sotto = infelici
Beh, semplice... si, semplice.. come ho fatto a non pensarci prima? Avrei dovuto interrogare l'economia e non la filosofia..
@ilpianistasultetto
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Nello scrivere, ier sera, un punto in particolare nell'agenda delle cose belle si è fatto strada un macro ricordo che avevo completamente rimosso. Da ragazzina ero molto ingenua e sognante, avevo il cervello roso dalle fantasie di amore eterno di mia madre, il vissero felici e contenti della disney, e di varie storie dei libretti Harmony che ora che ci penso sono anche quelli che più di tutti mi hanno introdotta al sesso – l'accesso al porno vero e proprio era limitato ai film per adulti, pure censurati, che beccavo nei vari canali la sera in TV in cucina quando i miei andavano a dormire. Date queste premesse fantasticavo molto sul conoscere un ragazzo, sul vivere una storia d'amore da batticuore, dove le carezze erano rubate ed i baci avvenivano lentamente respirandosi prima parecchio sul volto e guardandosi intensamente negli occhi, col cuore alla gola. Mi innamoravo insomma facilmente, di chiunque mi degnasse di uno sguardo in più, iniziando a crearmi in testa storie di corteggiamento che finivo per scrivere anche su un blog su wordpress che avevo all'epoca. Ovviamente le mie storie, su internet, si chiamavano al tempo l'attenzione di donne e uomini sui 40 anni o vicino lì. Io avevo sui 19, 20 anni. Adesso che ci penso i primi tempi su tumblr c'era un tizio di cui ero infatuata, aveva 39 anni ed un figlio e scriveva sempre di un amore concluso, la mia indole da crocerossina allora, che al tempo era molto forte avrebbe voluto dargli supporto e amarlo e sospiravo così d'amore. Poi non so cosa sia successo, ad un certo punto ho iniziato a disdegnare questi tipi di fantasie, mi sentivo stupida, mi arrabbiavo e in maniera molto cattiva mi dicevo che una come me non avrebbe mai vissuto nulla di tutto ciò, che tutto questo nemmeno esisteva: man mano avevo iniziato ad avere accesso a internet, ai siti porno e vedevo che il sesso era qualcosa di molto più violento, di sporco, che non c'era nessun corteggiamento e che la femmina era sempre quella che sembrava soffrire e che nessuno in fondo pensava. Si era dunque fatta strada l'idea che il sesso non era roba per me, che l'attenzione maschile non l'avrei mai ricevuta, che tutto questo era qualcosa di sciocco, di stupido ed ero molto severa con me stessa: mi dicevo che ero una stupida idiota, sognante in senso dispregiativo. Leggere storie d'amore mi faceva venire la nausea anche nei classici come Jane Eyre – che all'epoca era il mio romanzo preferito – le mie domande allora più che sulle relazioni amorose si iniziavano a focalizzare sul senso di tutto questo, sui rapporti umani, sulla difficoltà, sulla vita. Da lì ho inziato ad accantonare i romanzi romatici, a prenderli proprio in giro, a disprezzarli e a focalizzarmi sulla saggistica: inizio ad interessarmi alla filosofia.
Tutto questo non è stato credo, lineare ma avveniva grossomodo in concomitanza: allo stesso tempo si faceva strada l'idea di avere una relazione con una persona molto più matura di me, con una grande insomma differenza di età; sul sesso e sui porno era la categoria credo si chiamasse daddy's girl o qualcosa di simile, la sofferenza era un qualcosa che nel sesso poteva anche dare piacere come le manate in faccia o addosso, che nel trattarla così male la donna almeno nel sesso l'uomo la adorava ed iniziava ad essere interessante anche il bdsm di quello non eccessivamente spinto: volevo essere punita e picchiata e umiliata, pensavo di poter essere al centro dell'attenzione solo se venivo maltrattata perché non era un maltrattamento vero e proprio ma una forma di venerazione. Il sogno di romanticismo si era tramutato in fantasia erotica e dunque finzione: fingere una parte, in questo caso della ragazzina ingenua e allo stesso tempo ammiccante e sensuale, per rendere la scopata più divertente. Intanto avevo cambiato il mio corpo, era migliorato, mi atteggiavo almeno su internet un minimo in quel modo. Ma anche qua, poi, ad un certo punto non so cosa sia successo: mi dicevo che era una fantasia stupida, che non avevo l'aspetto da "daddy's girl", che erano anche qua solo robe della mia testa, che fuori il sesso era qualcosa di molto più animalesco, ci si salta addosso solo per calmare il friccico in mezzo alle gambe, la venerazione della donna – di me in particolare – non era insomma contemplata né in amore né nel sesso.
È la prima volta che mi dico tutto questo in maniera così esplicita, in questi anni non ha fatto altro che ignorare il mio sentire, le mie fantasie, di deriderle, screditarle e ricacciarle violentemente indietro: io non ho fantasie. Essendo tutto basato sul rimprovero violento e quindi sul cacciarlo via malamente, le mie fantasie sessuali non sono cambiate ma si sono annullate del tutto; il mio desiderio d'amore non è mutato, ma a lui ho sostituito la consapevolezza che posso ricevere al massimo una compassione che porta ad affezionarsi a me ed infatti il massimo a cui ho iniziato ad aspirare era quello di fare compassione in generale, uno sguardo tenero e compassionevole e delle parole anche solo formalmente accudenti era il massimo affetto che potevo ricevere dall'esterno. In tutto questo il filo conduttore è stato sempre il mio aspetto: dato che era tutto basato sull'attrazione fisica e dato che il mio aspetto era vomitevole non avrei avuto nessuna relazione, dunque non solo non avrei ricevuto amore ma non avrei nemmeno scopato. Completamente svuotata ed inaridita a livello affettivo e a livello erotico.
In tutto questo ci sono state 3 figure maschili che hanno avuto un ruolo fondamentale, di cui due in maniera del tutto inconsapevole ed un nemmeno in maniera fisica, ma virtuale ovvero su internet.
Mi fa ridere amaramente tutto questo. Più di dieci anni di vissuto che ho ricacciato dentro a forza e ora sta venendo fuori in una maniera così violenta che vomiterei anche le viscere. In tutto questo, se ci penso bene, alla fine non c'è nemmeno una corsa verso il cinismo, ma uno svuotamento assoluto a livello erotico ed un inaridimento a livello emotivo: una cristallizzazione dei sentimenti dove scredito non solo i miei ma anche e soprattutto quelli degli altri.
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Eravamo noi...
Eravamo gli adolescenti e i ragazzi degli anni '70 e '80. Eravamo quelli che uscivano in motorino
d'inverno senza casco perche non era
obbligatorio e con i capelli bagnati
e arrivavamo a casa con le stalattiti
di ghiaccio in testa.
Eravamo quelli che avevano il Dyane 6 e la Renault 4
Eravamo quelli che si incontravano
al "solito posto" perché nessuno aveva soldi per entrare al bar...quelli che andavano minimo
in due in motorino dopo aver messo insieme le monete per fare miscela.
Eravamo quelli che la cosa più importante
era trovarsi per la voglia di stare in compagnia... quelli che si scambiavano
i dischi preferiti dei Deep Purple Led Zeppelin Black Sabbath Pink Floyd ecc...quelli che durante le vacanze
estive si cercavano un lavoretto per non chiedere soldi ai genitori.
Eravamo quelli dell'autostop
per sentirsi liberi.
Eravamo gli sciami di ragazzi allegri e spensierati come oggi non se ne
vedono più in giro.
Eravamo quelli che: "O tutti o nessuno".
Eravamo quelli che ci bastava poco per essere felici. Certo, erano altri tempi, ma chi li ha vissuti non li dimenticherà mai.
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Buongiorno...
I tempi felici sono brevi.
A sommarne gli attimi in una vita, non fanno una settimana.
Eppure la vita é bella lo stesso.
Anna Magnani
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L'infanzia passa così in fretta e rimane la nostalgia dei tempi felici. E ogni giorno il vento sparge nell'aria mille risate di bimbi come un cielo stellato di felicità.
cywo
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Punti alla canzone di Clara per l'italiano scandito chiaro che di sti tempi fa felici i logopedisti
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Natsukashii
懐かしい
Termine giapponese che evoca un senso di nostalgia per il passato. Utilizzato per descrivere sensazioni piacevoli legate ad istanti felici combina il ricordo di momenti passati con la malinconia per il fatto che quei tempi siano ormai trascorsi.
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Le parole sono importanti (cit.)
La frase detta così è da sinistri, cioè non vuol dire nulla: valori "assoluti" di per se le parole come gli atti non hanno.
Importante delle parole è comprenderne e condividerne il SIGNIFICATO (da signum fero: porto un segnale, un emblema). I cultori delle NEOLINGUE vorrebbero invece imporre significati artificiali cangianti, "più corretti", "adatti ai tempi che cambiano", al fine di influenzare i comportamenti mediante mutamenti del senso (tipo cartelli stradali).
Noi andiamo a cercare radici e significati autentici.
GLEBA: in latino è la zolla di terra, per traslazione é il campo, il fondo da coltivare. La SERVITU' DELLA GLEBA già in epoca tardo romana ("colonato" regolamentato da Diocleziano) e nel Medioevo era una figura giuridica diffusa che legava l'abitante del contado a una determinata area, a un terreno che NON possedeva.
Era una figura formalmente libera ma con obblighi da schiavo: indissolubilmente connesso alla zolla di cui era servo, al punto da esser venduto, con famiglia, assieme ad essa.
Il proprietario poteva multare il colono che uscisse dalla sua "gleba" senza permesso e anche stabilire in quali modi potesse utilizzare i compensi per i suoi servigi extra (la paga base era in natura).
SERVO DELLA GLEBA NELLA NEOLINGUA DIVIENE: "LA CITTA' IN 15 MINUTI".
Non avrete nulla - nemmeno figli - e sarete felici.
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" Nella grande stanza dove dormivamo, con la culla vicino al letto perché Anita potesse ninnarmi se mi svegliavo durante la notte, c’era sempre un braciere acceso con i carboni del camino. Ma a parte la zona più prossima a esso, il resto della stanza era così freddo che certe volte le lenzuola nei letti erano diacce fino a sembrare bagnate. Di quei tempi felici, mi è rimasto in casa, come una reliquia, un vecchio scaldaletto di legno: una piccola arca con quattro piedi puntuti, brunita al centro dai cerchi di calore lasciati dalle padelle di carboni accesi. Dieci minuti di quel meraviglioso strumento, e il letto diveniva dolcemente vaporoso: un luogo di delizie e di brividi, dove era bello abbandonarsi. Ma la mattina, dicevo, nella stanza faceva freddo, e il calore del braciere era insufficiente a scaldare; allora Anita mi cambiava con mani esperte e cantava una canzoncina che si adattava alle mie proteste. Faceva così: Pirulì Pirulì piangeva, voleva l’insalata, la mamma non l’aveva, Pirulì Pirulì piangeva. A mezzanotte in punto, passò un aeroplano e sotto c’era scritto, Pirulì Pirulì sta’ zitto. Alla fine della canzoncina, io ero già stata cambiata e rivestita per l’essenziale, ed ero pronta a fare la colazione. "
Mariateresa Di Lascia, Passaggio in ombra, Feltrinelli (collana I Narratori), 1995¹; p. 20.
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GIORGIA NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
C'era una volta una regina cattiva che non voleva nel suo paese nemmeno mezzo straniero. Il suo ciambellano era ancora piu' cattivo, per lui potevano affondare tutti in mare che non avrebbe mosso un dito per salvarli. I sudditi erano contenti di tutto quel pugno di ferro ma nel reame c'erano anche i lupi famelici che cercavano pecore nere, quelle che, lavorando, li arricchivano di piu'. La regina non sapeva come accontentare quei lupi dopo aver detto per anni che avrebbe rincorso gli stranieri per tutto il globo terracqueo. Provo' a chiedere aiuto al Bianconiglio ma la soluzione la tiro' fuori dal suo cilindro il Cappellaio Matto: "Inventiamo le quote legali per chi viene per lavorare. Tu, regina, farai finta che nel reame non ci sono stranieri e i lupi faranno finta di richiedere gli stranieri nei loro paesi d' origine". Poggiato sul trono reale, il MarsiLollo se la rideva sotto i baffi, anche se aveva capito niente del sotterfugio inventato: "Ma come si fa..come si fa..Ma i lupi come le richiedono le pecore nere? Non si conoscono e non si sono mai parlati in vita loro, anche perche' le pecore nere non conoscono la lingua dei lupi famelici." Lepre Piantedosi, che conosceva bene le paranoie della popolazione, disse di essere preoccupato che si potesse scoprire l'inganno. "E se qualcuno chiede di controllare il visto d'ingresso nel reame sul passaporto o la data sul biglietto d'aereo o nave? La falsa tartaruga, una che sapeva il fatto suo, propose di allertare giornali e media amici finche' non facessero troppe domande, anzi, dovevano impegnarsi a convincere tutti gli abitanti del reame che era tutto vero, come avevano fatto ai tempi della nipote di Mubarak. Il piano era pronto. L'ingresso nel reame di 500mila stranieri richiesti dai lupi famelici poteva diventare legge. E vissero tutti felici e contenti.. @ilpianistasultetto
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Non giudicate le persone che amano stare da sole. Non fatelo mai. La loro non è cattiveria. Non è strafottenza. Ma vera e propria necessità. Bisogno d’essere. Appartenenza. Abbiate sempre cura di aspettarle. Di rispettarle. Non mettetegli fretta. Se i loro tempi non sono i vostri lasciatele andare. Se avrete pazienza sapranno ricompensarvi perché la loro voce è una carezza scesa dalle labbra che si scioglie negli occhi. Perché il loro cuore è un posto caldo e silenzioso capace di accogliere e proteggere. Non giudicate le persone che amano stare da sole. Non avete la minima idea di quanto abbiano dovuto lottare. Di quale miracolo siano state capaci di compiere. La solitudine spaventa. La solitudine è un patto di purissimo amore con la propria anima che quasi mai nessuno ha il coraggio di fare. Ma loro sì, e ne sono felici. Loro ci sono riusciti. Loro ce l’hanno fatta. A volte non è solitudine ma voglia di respirare. Bisogno di ritrovarsi. Andrew Faber ************************* Don't judge people who love being alone. Don't ever do it. Theirs is not malice. It's not arrogance. But a real necessity. Need to be. Membership. Always take care to wait for them. To respect them. Don't rush him. If their times are not yours let them go. If you have patience they will know how to reward you because their voice it's a caress that falls from the lips that melts in your eyes. Because their heart it is a warm and silent place capable of welcoming and protecting. Don't judge people who love being alone. You don't have the slightest idea how much they had to fight. What a miracle they were capable of to accomplish. Loneliness is scary. Loneliness is a pact of pure love with your soul that almost never anyone he has the courage to do it. But they do, and they're happy about it. They succeeded. They did it. Sometimes it's not loneliness but want to breathe. Need to find yourself. Andrew Faber
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Trieste - 1 anno di Spaccio pani
da spacciopani [https://www.instagram.com/spacciopani/]
In un batter di ciglia è già quasi passato un anno da quel 7 dicembre quando, “de botto e con poco preavviso”, tiravamo su la nostra serranda per la prima volta tra emozioni varie e lacrime di gioia. In questo (quasi) anno son successe molte cose belle e incredibili, ma non abbiamo mai inaugurato ufficialmente. Dopo 50 settimane di gestazione, con calma 😅, ci siamo e vorremmo festeggiare il nostro inizio. L’appuntamento è domenica 1 dicembre ore 17-20:30 alla nostra prima festa-merenda-aperitivo di compleanno 🎂, in Spaccio of course. Ci saranno, ovviamente, cose buone da mangiare e da bere, ma ve le diremo più avanti. Siateci! ❤️
Ebbene sì, il panificio (ma anche punto di colazione e merenda, di incontro) in via del Lazzaretto vecchio 10 a Trieste, compie il primo anno di vita.
L'impegno che ci hanno messo i fondatori, Riccardo, Francesco e Andrea (mio figlio) per far nascere questo panificio - che ripeto non è solo un panificio - è stato tanto, come la fatica e soprattutto la pazienza di cui hanno dovuto munirsi per affrontare i tempi della burocrazia e dei lavori.
Però, ce l'hanno fatta!
E se dopo appena sei mesi la pubblicazione "Pani e panettieri d'Italia" di Gambero Rosso ha attribuito a loro il punteggio di 2 pani su 3 ... be', qualcosa vorrà pur dire.
A prescindere da questo, Spaccio pani è anche la scelta di far rete con altri imprenditori locali impiegando e valorizzando i loro prodotti o come nel caso della farina, aderendo al progetto di creare una filiera che dall'agricoltore prosegue fino al consumatore che è alla base del "Patto della farina" (Vedi link)
Altri articoli aiutano a capire la filosofia che sta dietro/dentro a spacciopani
E il nome magari arriverà anche fuori dall'Italia
https://www.furthermag.com/article/food-drink/trieste-friuli-italy-guide/
Che altro aggiungere?
Buon proseguimento e buona fortuna e tanti altri felici compleanni.
[Questo video è stato girato nel giorno dell'apertura]
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